Visualizzazione post con etichetta Angolo delle poesie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Angolo delle poesie. Mostra tutti i post

domenica 10 maggio 2015

Angolo delle poesie - L'infinito di Giacomo Leopardi

"L'infinito" è una delle poesie più note e amate di Leopardi. Contenuta negli "Idilli" (1826), la lirica riflette con dolcezza e malinconia sul dissidio fra reale e ideale, tema caro al romanticismo europeo. Il poeta, trovandosi dietro ad una siepe, non riesce a scorgere l'orizzonte più lontano e ciò permette al suo pensiero di elevarsi e di afferrare, anche se solo per un attimo, l'eternità dell'infinito.


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.


Giacomo Leopardi

sabato 17 gennaio 2015

Angolo delle poesie - Chi sono?

La poesia di oggi è “Chi sono?” di Aldo Palazzeschi. Già dal titolo capiamo il tema centrale della poesia, che poi è uno dei temi centrali di tutta la produzione del poeta fiorentino: la ricerca di un’identità. Siamo nel Novecento e la figura del poeta vate è tramontata ormai da un pezzo. Cosa resta al poeta? Il gioco, il divertimento, il non prendersi sul serio. Diventa, come ribadito dall'ultima riga, un saltimbanco.




Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
«follía».
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
«malinconía».
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
«nostalgía».
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

Aldo Palazzeschi

martedì 9 dicembre 2014

Angolo delle poesie - Il gelsomino notturno

La poesia di oggi è "Il gelsomino notturno" di Giovanni Pascoli. Contenuta nella raccolta I canti di Castelvecchio (1903), è una poesia scritta in occasione del matrimonio di un amico. Il significato della poesia, come sempre accade nelle composizioni del grande poeta emiliano, è nascosto nella sapiente descrizione notturna: il gelsomino notturno, infatti, non è altro che l'organo sessuale femminile, che, dopo la prima notte di nozze, porta con sé la gioia della maternità. Tuttavia, all'atmosfera erotica e gioiosa fa da contraltare il senso di inadeguatezza e di esclusione del poeta, che si sente come un'ape tardiva ritrovatasi senza un luogo dove riposare.




E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

Giovanni Pascoli

lunedì 4 novembre 2013

Angolo delle poesie

La poesia di oggi è Spesso il male di vivere ho incontrato di Eugenio Montale. Contenuta in Ossi di seppia (1925), la poesia parla della sofferenza e del disagio, presenze costanti nella vita di tutti gli esseri viventi. La poesia ha una struttura antitetica: la prima quartina parla del male, la seconda del bene o piuttosto della resistenza passiva al male. Vi è un'allusione all'esistenza di un dio, ma esso è distante, è l'Indifferenza. Secondo il poeta, l'indifferenza è l'unico modo per non soffrire, in quanto ci allontana, anche se solo per un attimo, dalla realtà.





Spesso il male di vivere ho incontrato
Eugenio Montale


Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



lunedì 25 marzo 2013

Angolo delle poesie

Vi posto questa bellissima poesia di Eugenio Montale, tratta dall'opera Satura (1971). E' dedicata alla moglie, morta prima della pubblicazione della raccolta.





Ho sceso dandoti il braccio...
Eugenio Montale

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


sabato 23 febbraio 2013

Angolo delle poesie

Nell'Angolo delle poesie condividerò le opere dei grandi autori che più mi hanno colpito durante gli studi e l'approfondimento personale. La poesia di oggi è un bellissimo madrigale di Giovan Battista Marino, poeta barocco. 



DONNA CHE CUCE
Giambattista Marino


È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro,
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero, e quel sì vago
Sanguigno fil che tira,
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita,
è il fil de la mia vita.