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sabato 17 ottobre 2015

Libri consigliati - Cose preziose di Stephen King



Salve a tutti! Speravate che fosse un nuovo racconto, eh? E invece è un’altra recensione. Ma non disperate: sto preparando un racconto horror, uno dei miei, uno “a la Lovecraft[1]”, che pubblicherò in occasione dell’imminente festa di Halloween. Nel frattempo, sempre per rimanere in tema, volevo recensire un romanzo che mi è piaciuto da morire: Cose Preziose di Stephen King (1991).

Stephen King è uno dei miei autori preferiti e negli anni, quasi senza rendermene conto, ho letto montagne e montagne di suoi romanzi. Molti di voi lo considereranno un autore mainstream, uno di quegli scrittori di bestseller che sfornano romanzi uno uguale all’altro, ma a me, nonostante un evidente calo nella qualità della sua narrativa, continua a piacere. Sarà lo stile, saranno le trovate narrative, sarà la capacità di immergersi a fondo nella psiche turbata e malata dei suoi personaggi… Per me, Stephen King è e resterà sempre un grande. Sul serio.
E Cose preziose è nella top 5 dei suoi romanzi che preferisco, sebbene non sia considerato una delle sue opere migliori.

La trama è una delle classiche trame “corali” di Stephen.
Nella piccola, noiosa cittadina di Castle Rock (una cittadina fittizia del Maine) viene aperto un nuovo e misterioso negozio. I cittadini, abituati alla noiosa routine che caratterizza la loro esistenza di provincia, vengono attirati come mosche all’interno dell’emporio dove fanno la conoscenza con il proprietario: Leland Gaunt. Un uomo affabile e cortese, ma che ha qualcosa che non va: le dita delle mani troppo lunghe, il sorriso strano, gli occhi che cambiano colore… Nessuno sembra farci caso, anche perché Gaunt, nel suo negozio, vende di tutto. O meglio, vende tutto quello di cui le persone hanno bisogno. Per qualcuno è la figurina di un giocatore di baseball che gli mancava per completare l’album, per un altro è una fantomatica scheggia dell’Arca di Noè, per un altro ancora una strana collana in grado di curare l’artrite… Sono oggetti costosi, ovviamente, ma Leland è un uomo molto generoso: si accontenta di pochi spicci e di uno scherzetto ai danni di un altro inconsapevole abitante. Che cosa sarà mai uno scherzetto, no? Eppure, dispetto dopo dispetto, inganno dopo inganno, le malvagità, le invidie, l’odio celato nel cuore “perbene” degli abitanti riaffiorano, e Castle Rock precipita nel caos. Il sangue comincia a scorrere lungo le strade e l’unico a poter fermare tutto ciò è lo sceriffo Alan Pangborn, l’unico degli abitanti a non essere finito nel tranello del diabolico Gaunt.

Per chi già conoscesse Stephen King, questo romanzo sarà un’occasione per tornare nella cittadina di Castle Rock, che è stata lo sfondo di molti altri suoi romanzi di successo (fra gli altri La zona morta, Cujo e La metà oscura) e per seguire le avventure, nel bene e nel male, di molti personaggi già familiari. Per tutti gli altri, Cose preziose sarà comunque un romanzo stuzzicante, ricco di colpi di scena, di suspense e di humour nero.
Annoiarsi è impossibile, fidatevi, e il valore aggiunto di questo romanzo è che riesce a ritrarre alla perfezione le ipocrisie, le falsità e le meschinità che gli uomini nascondono nel loro cuore e che, se si premono i tasti giusti, sono destinate a esplodere. Letteralmente.
In questo, Stephen King si rivela ancora una volta un maestro.

Ecco tutto. Spero che il mio consiglio vi sarà gradito. Se avete già letto questo romanzo, commentate pure qui sotto e dite la vostra! Vi è piaciuto o vi ha deluso? E quali sono i vostri romanzi di Stephen King preferiti? Grazie per avermi seguito e a presto! J



[1] Perdonami, Maestro, per averti nominato in relazione ad uno dei miei schifosissimi racconti horror

domenica 20 settembre 2015

Libri consigliati - Stardust di Neil Gaiman





Salve a tutti! È passato un po’ di tempo dalla mia ultima recensione di un libro, perciò è ora di rimboccarsi le maniche. Perché, diamine, non posso mica annoiarvi solo con i miei racconti, no?

Quest’oggi, voglio parlarvi di Stardust, di Neil Gaiman.
Come chi mi segue già saprà, io amo molto il genere fantasy, ma sono decisamente difficile da accontentare. Dal momento che Il Signore degli Anelli è uno dei miei romanzi preferiti (anche se non concordo nel definirlo un fantasy a tutti gli effetti, ma piuttosto il riuscito tentativo di creare un’opera epica in pieno Novecento, un’operazione, diciamocelo, che ha dello straordinario), qualcuno di voi potrebbe credere che sia un patito delle epopee fantasy in dieci volumi, quelle con elfi, gnomi, draghi, cavalieri senza macchia e perfidi Signori Oscuri, il tutto condito dal barbuto stregone che, nel rispetto devozionale del suo ruolo attanziale, rimane sempre e comunque una guida del protagonista. Sbagliato. Per me il fantasy deve mantenere un contatto con la fiaba, deve avere un retrogusto, come dire, leggendario. Insomma, piuttosto che fingersi un romanzo storico, il mio fantasy ideale deve farmi volare nel passato, nell’epoca dorata e trasognata dell’infanzia. E infatti i miei romanzi fantasy preferiti sono Il Mago di Ursula K. Le Guin e La storia infinita di Michael Ende. Romanzi originalissimi, che, pur rimanendo fedeli al loro genere di appartenenza, riescono ad essere innovativi e a non cadere nei cliché di cui, ahimè, il fantasy di oggi è stracolmo.
Cosa c’entra tutto questo con Stardust? Semplice: Stardust è molto vicino a questi miei modelli “ideali” di fantasy e infatti l’ho amato moltissimo.

La trama, in sé, è piuttosto semplice. Il giovane Tristan Thorn, un annoiato abitante del noioso villaggio di Wall, si trova a dover compiere una quest all’apparenza impossibile: portare alla sua algida amata, Victoria Forester, una stella caduta. Un’impresa impossibile, converrete anche voi, ma non una volta entrati nel magico mondo di Faeria. Wall infatti, pur essendo un villaggio come tutti gli altri, sorge vicino ad un muro (da qui il suo nome), unica barriera a dividere il nostro mondo, un posto prevedibile pieno di regole sociali, matrimoni combinati e ipocrisia, dal luogo della fantasia e della magia, Faeria appunto.
Mosso da questo suo amore impetuoso e, sotto sotto, non così poi significativo, Tristan oltrepasserà il muro. Il suo sarà un viaggio incredibile, che lo porterà a conoscere strani e inquietanti personaggi, assurdamente improbabili eppure magicamente concreti: le sorelle streghe che cercano la perduta giovinezza; un’intera casata di principi omicidi, intenti a uccidersi l’un l’altro per conquistare il trono e il potere della stella; una ciurma di pirati che a bordo di un veliero volante “navigano” le nuvole a caccia di saette... In un mondo così strano e pericoloso, come potrà mai sopravvivere il giovane e inesperto Tristan? Riuscirà a compiere la sua impresa? Sopravvivrà alle macchinazioni dei potenti e all’avidità delle sorelle megere? Scoprirà qualcosa di più su se stesso? E poi, la stella, sarà davvero una stella come ce la immaginiamo noi? Mi dispiace, ma non risponderò a nessuna di queste domande, perché vi rovinerei il finale, e questo proprio non posso permettermelo.

Vi dirò solamente il motivo per cui Stardust è un libro che dovreste leggere.
Primo: la storia. Una storia semplice, vero, ma riuscita e avvolgente, capace di farvi viaggiare con la fantasia, proprio come se vi trovaste in uno di quei bei sogni che da adulto non si è più capaci di sognare. Dimostrazione che, per scrivere un bel fantasy, non è necessario raccontare di battaglie fra uomini e nani e draghi e elfi e orchi e troll (e goblin).
Secondo: l’atmosfera. Sempre a cavallo tra realtà e immaginazione, il paesaggio di Faeria è una terra del sogno dove è bello perdersi, dove ogni piccolo dettaglio è profumato, colorato, intessuto della magia dell’irreale.
Terzo: lo stile. Neil Gaiman è uno dei pochi autori moderni che sa ancora come raccontare una storia senza scadere nel banale o nel già sentito. Sfogliare le pagine è come ritrovarsi in un mercato fatato, dove ogni parola è un dono o un oggetto che potrà rendere la vostra vita più preziosa.

Questo è tutto. Spero di non avervi annoiato e che il mio consiglio vi risulti gradito. Se avete già letto il romanzo, commentate pure qui sotto e ditemi se vi è piaciuto. Alla prossima!! 

venerdì 20 febbraio 2015

Libri consigliati - Mattatoio n°5 di Kurt Vonnegut



Mattatoio n°5, vero e proprio cult della letteratura di fantascienza, non è, come si potrebbe pensare, una lunga epopea ambientata in un universo immaginario e vastissimo (alla Dune, per intenderci), bensì un piccolo, concentrato e tagliente libro che si schiera silenziosamente contro le atrocità della guerra. L'autore, Kurt Vonnegut, classe 1922, era un giovane studente americano di origini tedesche, che nel 1944 si arruolò volontariamente nell'esercito alleato e partecipò attivamente al secondo conflitto mondiale. Venne catturato durante l’offensiva delle Ardenne (1944) dai soldati tedeschi e trasferito in Germania, a Dresda. Qui assistette al bombardamento della città per mano delle forze aeree alleate. Il bilancio, per chi non lo sapesse, fu disastroso: l’intera città rasa al suolo e quasi 140.000 vittime civili fra abitanti, profughi e prigionieri di guerra. Il giovane Kurt si salvò (insieme ad altri prigionieri americani, era stato rinchiuso in un ex-mattatoio, situato sottoterra, una sorta di rudimentale bunker) e poté far ritorno in patria qualche mese dopo. Furono proprio le atrocità della guerra e in particolar modo il bombardamento a segnare profondamente l’autore e a diventare, oltre vent’anni dopo, il nucleo fondante di Mattatoio n°5. 
Un libro che si schiera contro la guerra, dunque, ma che lo fa a modo suo: quella di Kurt, infatti, non è una testimonianza nuda e cruda, ma una storia semi-autobiografica, dove, all’evento storico reale, il bombardamento di Dresda, si mescola l’elemento fantascientifico: il protagonista Billy Pilgrim (una sorta di alter-ego dell’autore) è infatti un soldato capace di viaggiare nel tempo e di vivere gli eventi della sua vita continuamente, all’infinito. Attraverso uno stile breve, spezzettato, incredibilmente adatto a raffigurare le atrocità della guerra, Billy-Kurt ci racconta la sua esperienza come soldato, un’esistenza incerta, sempre divisa fra presente, passato e futuro, e analizzata con un’ironia disarmante, che ci svela le ipocrisie della nostra esistenza e ce le sbatte in faccia senza tanti complimenti. 
Non solo un grande romanzo di fantascienza, dunque, ma un grande romanzo in generale, che ci fa riflettere sull’insensatezza della guerra e tratteggia, non senza una certa dose di amarezza, la figura di un uomo ormai ridotto ad un’ombra di se stesso, un frammento perso nel tempo, nello spazio e nel significato, volendo usare una frase tratta dal The Rocky Horror Picture Show. Alla luce di tutto questo, la capacità di viaggiare nel tempo del protagonista non è tanto un dono, ma una maledizione: una presa d’atto che l’uomo non ha più certezze. La guerra l’ha incontrovertibilmente trasformato in un pellegrino, in un esule senza patria. Così va la vita. 

 “Cominciò a confondere leggermente i tempi, vide l'ultimo film in programma a ritroso […]. Era un film che parlava dei bombardieri americani durante la seconda guerra mondiale e dei loro coraggiosi equipaggi. Vista a ritroso da Billy, la storia era così: Gli aerei americani, pieni di fori e di uomini feriti e di cadaveri, ritornavano da un campo d'aviazione inglese. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero e risucchiarono proiettili e schegge di bombe da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con degli apparecchi americani distrutti che erano al suolo, e questi volarono poi per unirsi alla formazione. La squadriglia aerea sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono gli sportelli delle bombe, quindi, grazie a un miracoloso magnetismo, risucchiarono le fiamme, le racchiusero nuovamente entro contenitori cilindrici d'acciaio che portarono infine nel ventre degli apparecchi. I contenitori furono sistemati ordinatamente su delle rastrelliere. […] Quando i bombardieri tornarono alla base, i contenitori di acciaio vennero tirati fuori dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellare i cilindri e a ridurre il pericoloso materiale che contenevano a minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali vennero poi spediti a degli specialisti in zone lontane. Era loro compito rimetterli nel terreno, e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più far del male a nessuno.”

martedì 18 novembre 2014

Libri consigliati - La storia infinita di Michael Ende



Bastiano Baldassarre Bucci (nell'originale Bastian Balthasar Bux) è un bambino goffo e timido, che ama isolarsi da tutto e da tutti preferendo vivere con i suoi veri e unici amici: i libri.
Sarà proprio un libro speciale a permettergli di vivere mille avventure e di conoscere a fondo se stesso: entrato in una piccola libreria antiquaria per sfuggire alle grinfie dei bulletti della sua scuola, Bastiano incontra il misterioso signor Carlo Coriandoli, che gli permette di portare via con sé "La storia infinita"; all'apparenza sembra un libro normale, ma in realtà è un passaggio per il mondo di Fantàsia. Leggerlo, significa mettersi in gioco per salvare gli abitanti di questo mondo dal Nulla, un terribile male che, come un cancro, divora tutte le terre di Fantàsia, minacciando persino la sovrana di quelle terre: l’Infanta Imperatrice. Attraverso le avventure del protagonista della Storia Infinita, il giovane guerriero Atreiu, inviato proprio dall’Imperatrice per salvare il mondo di Fantàsia, Bastiano assiste alla lotta impari del bene contro le forze del caos finché, di fronte al potere del Nulla, che tutto divora e tutto distrugge, capisce che è lui stesso, in realtà, il vero salvatore di Fantàsia. E che l’unico modo per sconfiggere il Nulla, è entrare nella storia e lottare personalmente contro il vuoto che avanza.
Bastiano supera dunque la barriera del libro e giunge nel regno dell’Infanta Imperatrice, ormai ridotto ad un granello di sabbia. Saranno i suoi desideri, la sua fantasia di lettore, a permettere la ricostruzione del meraviglioso mondo della fantasia; ma tutto ciò a un caro prezzo: ad ogni desiderio, anche il più piccolo, Bastiano perderà i suoi ricordi fino a non avere più un’identità, fino a rompere ogni legame con il suo luogo di origine. Inconsapevole di questo, a rischio di perdersi per sempre e di non poter più tornare nel suo mondo, Bastiano comincia un viaggio pericoloso, che lo porterà anche a compiere il male, a scontrarsi e a ferire il suo amico e alter ego Atreiu. Si ritroverà solo e abbandonato da tutti, finché anche il ricordo di suo padre svanirà. Ed è solo allora che inizierà la vera sfida di Bastiano, una sfida per ritrovare se stesso.


“La storia infinita” è l’esempio più lampante di “fantasy vecchia scuola”: libri che non nascono a tavolino per vendere milioni di copie (gli esempi, oggi, sono tanti e di qualità discutibile), ma per portare un messaggio importante. Nel caso de “La storia infinita” l’insegnamento fondamentale è quello di accettarsi come si è: la colpa di Bastiano, infatti, una volta giunto personalmente nel mondo di Fantàsia, è quella di desiderare di essere un altro: un ragazzo diverso, più magro, più aitante, più coraggioso. Così facendo, però, finisce con il perdere se stesso, irretito dalla egoistica brama di potere. Finisce per compiere il volere del male, quando l’unico bene che poteva e doveva compiere era restare se stesso, con i suoi pregi ma soprattutto con i suoi difetti.
L’accettazione di sé è dunque il tema chiave del romanzo. La grandezza del libro di Michael Ende, però, va oltre la storia personale di Bastiano: “La storia infinita”, con il suo sapiente gioco di incastri fra i molteplici libri che lo compongono (il libro in sé e il libro della storia) è un efficace invito alla lettura. Solo leggendo e continuando a leggere possiamo comprendere i nostri limiti, accettarli e, infine, accettarci.

giovedì 7 agosto 2014

Libri consigliati – Fahrenheit 451 di Ray Bradbury




La fantascienza è un genere davvero portentoso: la sua lungimiranza è in grado di precorrere i tempi e di prevedere, con un margine di errore davvero risibile, dove ci porterà la nostra storia, quali saranno i nostri progressi tecnologici o quali conflitti (morali o reali che siano) ci troveremo prima o poi ad affrontare.
Fahrenheit 451 non fa eccezione. Perché Fahrenheit 451 parla di un futuro distopico dove la letteratura viene vietata dalla legge: chi viene trovato in possesso di libri è considerato a tutti gli effetti un criminale; la punizione, per questi trasgressori, è la più terribile: vedere la propria biblioteca data in pasto alle fiamme. Lo strumento con cui il Governo esercita il proprio controllo coercitivo è un apposito corpo di vigili del fuoco, istruito non più a salvare vite umane dalle fiamme, ma a dar fuoco a tutti i libri. Ed ecco che il governo, distruggendo i libri, stronca qualcosa di ancora più importante: il diritto dell’uomo ad essere libero.
Guy Montag, protagonista del romanzo, è un fiero milite di questo feroce corpo incendiario. Inizialmente entusiasta del proprio lavoro (l’odore di fumo che si porta addosso è per lui motivo di orgoglio) Montag si accorge presto che la sua vita non va per il verso giusto: è una vita incolore, sprecata davanti allo schermo di un televisore, stordita dalla ripetitività degli slogan pubblicitari; una vita in cui il dialogo umano è soffocato dai ritmi di una società mostruosa e asfissiante come il ventre infuocato di una macchina.
Ma ecco che Montag conosce Clarisse, la sua nuova vicina di casa. Clarisse è una giovane donna piena di vita, una ragazza che viene additata come pazza solo perché il suo sguardo preferisce soffermarsi sul volto pallido della luna, piuttosto che sulle immagini di un vuoto programma televisivo. Montag viene scosso da questa presenza e inizia a farsi domande. Finché un giorno, durante un rogo di routine, il nostro eroe salva dalle fiamme un libro e inizia, di nascosto, a leggerlo.
È l’inizio della sua ribellione, un percorso sofferto che lo porterà ad essere denunciato dalla moglie, ad uccidere con il lanciafiamme il comandante della caserma stesso, e a rifugiarsi, ferito, alla periferia della città. Qui incontra un gruppo di reietti, e con sua somma sorpresa scopre che ognuno di essi ha imparato a memoria un libro. Ecco che quegli uomini, in fondo insignificanti se presi da soli, insieme formano la memoria letteraria collettiva dell’intera umanità. In quell’istante, un suono terribile piomba dal cielo. Si tratta di un bombardamento che rade al suolo, in pochi istanti, l’intera città. Il romanzo finisce con Montag e i suoi nuovi compagni che si mobilitano per portare soccorso ai sopravvissuti.
Ci appare subito chiaro che il messaggio di Ray Bradbury è quanto mai attuale: anche noi siamo soffocati da una società che ci rende troppo simili a macchine senz’anima; anche noi siamo bersagliati dalla voce ipnotizzante dei mezzi pubblicitari; anche noi fissiamo imbambolati i visi estranei e beffardi dei partecipanti dei reality. Ma ecco che dalla letteratura possiamo trarre l’insegnamento per essere uomini migliori. I libri possono ricordarci chi siamo e quali errori abbiamo commesso. I libri possono accrescere la nostra sensibilità e la nostra empatia, dandoci la forza per costruire dalle rovine della civiltà in fiamme un mondo nuovo, un mondo costruito sulle basi solide e inscalfibili della cultura.
Noi, uomini del presente, siamo tenuti a farlo, perché solo così “verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tale quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.[i]




[i] RAY BRADBURY, Fahrenheit 451, Milano, Mondadori, 2008, [1953], p.194.