Sono felice di annunciarvi che il mio primo e-book, "Voci dal seminterrato" è online su Amazon. Si tratta di una raccolta di racconti del fantastico e del terrore, con qualche sfumatura fantascientifica. Ho sempre amato il genere e perciò ho deciso di farne il mio primo esperimento letterario. Per maggiori informazioni visitate http://www.amazon.it/Voci-dal-seminterrato-ebook/dp/B00EZB5LUY/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1378383688&sr=8-1&keywords=alvise+brugnolo
giovedì 5 settembre 2013
E-book - Voci dal seminterrato
Sono felice di annunciarvi che il mio primo e-book, "Voci dal seminterrato" è online su Amazon. Si tratta di una raccolta di racconti del fantastico e del terrore, con qualche sfumatura fantascientifica. Ho sempre amato il genere e perciò ho deciso di farne il mio primo esperimento letterario. Per maggiori informazioni visitate http://www.amazon.it/Voci-dal-seminterrato-ebook/dp/B00EZB5LUY/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1378383688&sr=8-1&keywords=alvise+brugnolo
sabato 17 agosto 2013
Videogiochi e Violenza
Nell'ultima puntata di
Superquark, è andato in onda un servizio piuttosto discutibile sul
mondo dei videogiochi. Nel servizio, alcuni psicologi cercavano di
dimostrare quanto i videogiochi violenti aumentassero l'aggressività
di alcuni soggetti, tutti adolescenti. Il servizio, piuttosto breve e
approssimativo, non teneva minimamente conto del background dei
soggetti né della loro indole e si limitava a mostrare un paio di
esperimenti piuttosto riduttivi e al limite del ridicolo, nel
tentativo di dimostrare quanto si era affermato. Un esempio: il
soggetto che aveva appena terminato di giocare al videogioco di
guerra, diventava protagonista di una serie di “tiri” mancini
giocati ai propri compagni, veri e propri comportamenti al limite del
sadismo. Ora, non potrebbe essere che il primo soggetto presentasse
un carattere tendenzialmente violento e perciò non imputabile al
videogioco, piuttosto che il suo atteggiamento fosse stato modificato
proprio dalla partita appena conclusa? L'esperimento non era in grado
di dimostrare nessuna delle due eventualità, risolvendosi, a mio
parere, con un nulla di fatto.
Servizio a parte, il
binomio fra videogiochi e violenza è attualmente un tema molto
dibattuto. Molti genitori si schierano contro i videogiochi e, anche
se può sembrare strano, in molte parti degli Stati Uniti, diverse
comunità religiose hanno organizzato roghi di videogiochi (sì come
nel Medioevo!), per “salvare” i propri figli dalle loro insidie.
Ma siamo davvero sicuri che l'imputare ai videogiochi la colpa
dell'aggressività dei propri figli non sia piuttosto uno
“scaricabarile” delle proprie responsabilità di genitori?
Videogiochi e film violenti possono costituire un pericolo solo per
chi non è stato educato al rispetto della vita altrui ed è il
genitore il primo e più importante educatore. Videogiochi o genitori
irresponsabili, dunque? Credo non serva un esperimento per scegliere
la risposta giusta.
Personalmente credo che
il videogioco, se utilizzato in maniera responsabile e senza
abusarne, può costituire un passatempo divertente e persino
istruttivo, e senza dubbio una sana competizione con altri giocatori,
se equilibrata e priva di estremismo e connotazioni razziali, non può
essere che positiva e da incoraggiare.
E voi cosa ne pensata
sull'argomento? Fatemi sapere commentando qui sotto!
giovedì 4 luglio 2013
Il Circo dei Meccanici - Quarta e ultima parte
Ed ecco l'ultima parte de Il Circo dei Meccanici. Se vi è piaciuto, non dimenticate di commentare! E se trovate errori, o incongruenze rispetto alle parti precedenti, vi invito a segnalarmele! Buona lettura!
Gyk non ricordava
nemmeno come fosse entrato nel tendone, dopo la decapitazione di
Sknoll. Era troppo scioccato per rendersi conto di dove i piedi lo
stessero portando. Fatto sta che si ritrovò tra le prime file,
pressato dalla ressa, vicino al palco interno su cui Karid aveva
fatto trasferire se stesso e il suo scranno. Otto guardie in armatura
alla sua sinistra e altre otto alla sua destra, armate di scudo e
lancia, vigilavano attentamente la folla, alzando il pugno se
qualcuno accennava un movimento sospetto. Karid stava in mezzo a
loro, con la corona d'oro incendiata dalle torce e il viso luciferino
rilassato, carico di gioia sprezzante. Sapeva che il suo potere ora
non aveva più limiti.
Gyk non aveva nemmeno la
forza di odiarlo. Il fuoco che gli aveva attizzato il cuore quando
aveva visto il corpo di Sknoll giacere esanime, un fuoco che era
un'esortazione alla rivolta, si era già spento. Guardando i suoi
compagni, si accorse che anche i loro animi erano svuotati. I volti
degli abitanti erano il ritratto della rassegnazione. Gli occhi
vuoti, apatici, si posavano con poco interesse sulle ballerine e sui
giocolieri che avevano già iniziato a dare spettacolo, sulle note
penetranti di un sitar. Un mangiatore di fuoco eruttò dalla gola una
colata di fiamme, che sfiorò Gyk per un soffio. Il ragazzo socchiuse
gli occhi e si augurò di risvegliarsi altrove. Quando la fiamma si
estinse, nel tendone si udirono dei flebili battiti di mani; qualcuno
si era già dimenticando di Sknoll e si stava godendo lo spettacolo.
Qualcuno addirittura sorrideva. Gyk li guardò con rabbia, perché
lui avrebbe ricordato per sempre il sacrificio del fuorilegge.
I mangiatori di fuoco si
unirono in cerchio e crearono una portentosa bolla di fuoco che si
gonfiò fino ad esplodere in una miriade di vapori violacei. Un
oooooh si alzò dalla folla e Gyk fu costretto a battere le
mani, rapito da quel trucco. Poi fu il turno dei prestigiatori veri e
propri. Gyk rimase a bocca aperta quando un affascinante mago del
Nord, un vecchio segaligno con una folta barba bianca, si sfilò
dall'orecchio un serpente velenoso e con un rapido schiocco delle
dita lo tramutò in acqua. Gyk rise con gioia, cullato dall'estasi.
Karid aveva l'aria soddisfatta e quando il mago ebbe finito, lo
ringraziò con un cenno del capo.
Si esibirono altri maghi,
provenienti dai mille regni che costellavano la terra. Ognuno portava
una magia diversa, suscitando l'ammirazione della folla. Il culmine
dell'eccitazione venne raggiunta quando un mago dell'Est si fece
cospargere di olio e si gettò nelle fiamme di una pira. Sparì in
una fiammata, per poi ricomparire, incolume, sul lato opposto del
palco. Un boato della folla si alzò quando il mago, con falsa
umiltà, si esibì in un cerimoniale inchino di ringraziamento. Gyk
si unì al coro di ammirazione che saliva dalla folla, un'eruzione di
grida di felicità e stupore. Il ragazzo non osava neppure respirare,
per paura di distrarsi ed interrompere lo spettacolo.
Nel frattempo la testa di
Sknoll, infilata sopra una picca al centro della piazza, era stata
invasa da un nugolo di zanzare e mosche del deserto.
Gli applausi ora facevano
tremare il terreno e salivano fino al cielo, così che nel deserto il
silenzio era stato sconfitto per la prima volta.
Improvvisamente si aprì
un sipario, che fino a quel momento era restato completamente celato,
e ne uscirono fuori i Dieci Saggi, i più grandi inventori del mondo,
accompagnati dai loro apprendisti e dalle loro creazioni. Karid si
protese ancora di più in avanti, per poi abbandonarsi sulla sedia,
visibilmente impaziente e annoiato. Il turno della Ballerina non era
ancora arrivato.
Sulle note dell'Orchestra
Meccanica, sfilarono le macchine, automi dalle sembianze umane che si
comportavano come esseri umani, suscitando in alcuni stupore e in
altri un brivido di avversione. Tra il furore generale, due automi
combattenti improvvisarono un duello di spada; si trapassarono più
volte all'altezza del cuore, ma non caddero mai. Non potevano
veramente morire. Alla fine il più grosso dei due fu costretto a
finire l'altro tagliandolo in mille pezzettini; alcuni di questi si
muovevano ancora quando i Dieci Saggi proclamarono il vincitore.
E di colpo le torce nel
tendone si spensero. Un ipnotizzante profumo di incenso si levò
nell'aria, magico come le notti nel deserto. L'Orchestra cambiò
melodia: una romantica sinfonia affidata alla musica struggente degli
archi commosse il cuore degli spettatori, facendo affiorare qualche
lacrima negli occhi di chi l'amore l'aveva trovato e già perduto. Le
tende si misero a danzare, sospinte da un alito di vento, infine si
spostarono, sistemandosi ai lati del palco in uno sbuffo di tessuto.
Dall'ombra delle quinte avanzò la Ballerina.
Non era come Gyk se
l'aspettava. Era molto più bella. Il più abile tra i pittori non
sarebbe riuscito che a catturarne solo una pallida immagine, un vacuo
riflesso. Era così rapida ed aggraziata mentre ballava, da sembrare
un'ombra. Eppure era lì, tangibile, reale e desiderabile.
Danzava con grande
leggiadria, volteggiando davanti agli occhi della folla, che era
improvvisamente ammutolita e la guardava con occhi lucidi e bramosi.
Le fiamme delle torce furono sul punto di spegnersi ancora una volta, quando lei passò
sul bordo del palco; e sembrava anch'essa una fiamma, un guizzo di
fuoco che aveva assunto sembianze umane.
Gyk cercò di sfiorarle
una caviglia di bronzo, ma lei si ritrasse, e il ragazzo afferrò
solo l'aria calda che gravitava all'interno del tendone.
L'automa ballò per
quella che sembrò un'eternità, e alla fine la folla non ebbe
neppure la forza di applaudire. Solo allora la Ballerina si voltò e
guardò Karid attraverso gli occhi blu come preziosi zaffiri. Il
Tiranno provò un brivido lungo la schiena: attraverso le pupille
della fanciulla riusciva a guardare se stesso. Lentamente, quasi
volando nell'aria, la Ballerina si avvicinò al trono, e per un
attimo fu come se l'angelo più bianco del paradiso fosse sul punto
di inoltrarsi nella foresta più oscura del mondo. Karid con un
gesto intimò alle guardie di abbassare le lance che loro,
prontamente, avevano già messo in resta per tenere l'automa a
distanza di sicurezza. Karid non temeva più nessuno, ora che il suo
avversario era morto.
Gyk trattenne il respiro
quando la Ballerina si avvicinò a Karid, tanto da toccargli il viso
e accarezzargli la barba grigia e pungente, sinuosa e lunga come un
cobra. Il Tiranno tremò al tocco gelido della donna meccanica, così
simile a quello della sua nutrice, l'unica donna che lo avesse amato
davvero. La Ballerina avvicinò le sue labbra taglienti come ferro a
quelle frementi del Re e... prima che il manipolo di guardie potesse
fare qualcosa per fermarla, estrasse dalla schiena una lama ricurva,
che usò per strappare la testa di Karid con un solo, violento
movimento del polso.
Già perforata dalle
lance appuntite delle guardie, la Ballerina fece solo in tempo a
togliersi la maschera, prima di morire: non era un automa, bensì
l'amata di Sknoll. Aveva portato a termine il proprio compito, così
che il sacrificio di Sknoll, che si era fatto uccidere proprio perché
Karid abbassasse la guardia credendosi al sicuro, non fosse stato
vano.
Gli eventi successivi
sono entrati nella storia. Vi fu una sollevazione popolare
nell'esatto momento in cui la testa di Karid raggiunse il legno del
palco, dopo essere rotolata sui gradini taglienti del trono. Il corpo
del Tiranno rimase lì, sui cuscini di broccato viola, ancora scosso
dal desiderio per quella seducente ballerina. La folla inferocita
massacrò i soldati e prese il controllo della città. E così la
democrazia ritornò a Naarit. Ma non vi furono feste, né grida di
giubilo: molto sangue era stato versato per la libertà. Gyk stesso
era morto, infilzato dalla spada di un soldato, e la famiglia lo
pianse per tre mesi interi.
Lentamente, la vita a
Naarit ritornò. Vi fu una votazione per eleggere il Primo
Governatore: vinse Tioben, il mercante di gioielli che aveva stregato
la folla con l'orazione in onore di Sknoll, l'eroe che li aveva
salvati tutti.
mercoledì 26 giugno 2013
Il Circo dei Meccanici - Terza Parte
“Guardate cosa succede
a chi si mette contro il nostro Re!” gridò il boia incappucciato,
spingendo Sknoll verso il bordo del patibolo. Le gambe del fuorilegge
non ressero e Sknoll cadde in ginocchio, con la testa reclinata sul
petto, penzolante. Dalla sua bocca colava un rivolo di sangue così
denso da sembrare nero.
L'avevano pestato,
torturato e gettato sul palco come un pezzo di carne. Eppure non
aveva emesso un lamento. E nemmeno adesso, di fronte all'ascia del
boia, così affilata da rivaleggiare con la falce del Mietitore, il
suo viso rifletteva alcun tipo di emozione. Era come se non la
temesse nemmeno la morte. Poteva perdersi d'animo un uomo convinto
che le sue idee sarebbe perdurate nei secoli, ben oltre la
putrefazione del suo cadavere in una fossa comune?
Gyk si mise una mano
sulla bocca, trattenendo a stento un moto di stizza e ripugnanza.
Accanto a lui, tutti piangevano, le lacrime salate essiccate sui loro
zigomi come tracce di calcare sul muro.
La piazza era silenziosa,
anche se il tendone del Circo era stato eretto e le sue bandiere
garrivano nel vento della sera. Gli artisti aspettavano a braccia
conserte al di fuori del tendone e i loro volti fieri rilucevano alla
luce delle lanterne che punteggiavano l'arena come rovi dati alle
fiamme. Anche loro erano impassibili e Gyk si sentì fragile e
inutile, un'anima dilaniata dai venti del destino.
La piazza, pur essendo
una della più grandi del regno, era occupata totalmente dalla folla
e dalle strutture innalzate per l'occasione. Sul lato sinistro
torreggiava il trono di Karid e il ceppo lurido sul quale la vita di
Sknoll sarebbe stata troncata. Sul lato destro, l'apertura del
tendone era pronta a fagocitare la folla come un gorgo oceanico.
Nel frattempo le guardie
avevano fatto rialzare Sknoll e il corpulento boia l'aveva fatto
chinare sul ceppo. Il collo nerboruto del condannato aderì
perfettamente all'incavo del legno come se quest'ultimo fosse stato
scolpito con la consapevolezza che proprio Sknoll, e nessun altro,
sarebbe passato sotto il suo giogo. E forse era veramente così,
sapendo quanto Karid aveva meditato e sognato quel giorno. Il
Tiranno, assiso sul trono e sporto leggermente in avanti, sembrava
anch'esso imperturbabile, ma era solo un'impressione, perché nel suo
cuore si agitava un furioso incendio. La brama di sangue lo
torturava, così come anche il desiderio di vedere la Ballerina.
Mancava poco ormai, solo il tempo necessario perché i tendini di
Sknoll cedessero alle lusinghe della lama.
Le narici di Gyk
fremettero. A stento riusciva a sopportare quello spettacolo. Il
ragazzo si voltò verso sinistra e i suoi occhi caddero su Tioben. Il
mercante di gioielli stava sorridendo. Fu un solo fugace,
impercettibile movimento delle labbra, ma Gyk lo scorse e ne fu
raccapricciato al limite del disgusto. Dunque Tioben era un uomo di
Karid, un lurido leccapiedi in vesti di seta. Gyk fece fatica a
trattenersi dal pugnalarlo alle spalle con il piccolo coltello che
usava per pulire il pesce. E pensare che Tioben era stato un uomo del
popolo, cresciuto in una topaia vicina a quella di Gyk. Poi aveva
dimostrato un intuito eccezionale per gli affari e si era arricchito,
diventando una delle poche eccezioni all'immobilità di Naarit. Il
suo nuovo ruolo doveva avergli dato alla testa e conservare il denaro
guadagnato era diventata la sua unica priorità, anche a costo di
venerare Karid come un idolo. Ma Tioben stava bene attento a non
rivelare la sua fedeltà, per paura di un inevitabile linciaggio. E
c'erano tanti uomini come lui. Tanti vecchi e nuovi ricchi che si
nascondevano tra la gente e ordivano trame per gonfiare i loro
patrimoni a dismisura, a discapito del popolo che moriva di stenti e
miseria. Erano loro la vera forza di Karid.
Un gesto del Tiranno e la
lama del boia calò con un colpo secco.
Un unico, corposo fiotto
di sangue schizzò dal collo amputato del fuorilegge. La testa di
Sknoll rotolò giù dal palco, per arrestarsi in una pozza di fango
con un suono liquido e spiacevole.
Non sembra più tanto
eroico con la barba inzaccherata di sangue e sterco di asino,
pensò Gyk scoppiando in lacrime. Karid si alzò di scatto dal trono
e strinse il pugno in segno di vittoria. In risposta, le guardie
batterono i loro pugni guantati sulle armature, suscitando un
frastuono sinistro. La folla non si mosse né protestò.
Era come se con
quell'unico colpo fosse stata tagliata la testa a tutto il popolo.
lunedì 17 giugno 2013
Il Circo dei Meccanici - Seconda parte
Ed eccovi la seconda parte del racconto. Meglio tardi che mai. Buona lettura!
Gyk si svegliò tardi
quel giorno. Era la prima volta da almeno quattro anni che poteva
permetterselo. Di solito si alzava presto, alle prime luci dell'alba,
per aiutare il padre nell'allestimento del bancone nella Piazza del
Mercato. La sua era una famiglia di onesti pescivendoli da
generazioni, e ne andavano molto fieri, se mai lo si poteva essere di
un'occupazione così umile. Era un lavoro duro e non pagava bene, ma
non avevano niente di meglio. E poi avevano imparato che a Naarit,
soprattutto da quando Karid aveva messo le radici sul suo trono
d'ebano, era meglio restare al proprio posto, senza tanti grilli per
la testa. Perché i sogni, si sa, potevano farti morire a Naarit. I
tentativi di crearsi un futuro migliore si pagavano spesso con la
disoccupazione. E la disoccupazione significava tortura e morte, in
quei tempi infausti, secondo le leggi di Naarit. Karid non tollerava
i parassiti, ma dimenticava che lui era il parassita più grosso di
tutti. Un colossale ratto dotato di scettro e di un'infinita
ingordigia.
Gyk si alzò con calma,
si stiracchiò e si lavò con l'acqua bollente di una pozza sull’orlo
della completa evaporazione a causa del sole cocente. Quel giorno il
ragazzo non aveva fretta. Quel giorno non c'era neppure il mercato, e
la piazza sembrava un cimitero immerso in un silenzio che andava
gonfiandosi come un bubbone pestilenziale. Quel giorno il Circo dei
Meccanici sarebbe arrivato in città e ci sarebbe stato da
divertirsi.
Gyk non stava più nella
pelle, così come tutti gli altri abitanti. Il ragazzo si era già
immaginato quello che sarebbe avvenuto, momento per momento: prima le
trombe, i tamburi ed i cimbali, poi le danzatrici del ventre e i
saltimbanchi in abiti viola e tintinnanti. Il tutto sotto una pioggia
di petali azzurri e coriandoli rossi come il sangue. Subito dopo,
ecco arrivare i mangiatori di fuoco e di spade con i loro muscoli
sfavillanti color miele e il loro indomito coraggio nell'ingoiare le
fiamme e il mortale acciaio delle spade. E per ultimi gli inventori,
tronfi sui loro baldacchini trasportati da servi meccanici e
cigolanti, macchine meravigliose che non provavano fatica e non
avevano bisogno di fermarsi per bere o riposare all'ombra dei
sicomori.
E per ultima Lei.
Gyk sussultò e il suo
viso si accese di un rosso intenso. Quasi non riusciva a crederci, ma
quello stesso giorno l’avrebbe vista ballare. L’avrebbe vista
volteggiare e fare perno sopra una gamba perfetta e liscia come
bronzo, mentre teneva l’altra alzata fino a toccarsi la nuca con le
piccole e regolari dita dei piedi. I suoi capelli d’oro avrebbero
luccicato e turbinato come una cascata di gioielli lanciati dalle
finestre dei palazzi, per il giubilo del popolo.
Gyk sospirò. Era già
follemente innamorato della Ballerina Meccanica. E come lui tutti gli
altri giovani di Naarit. E anche Karid, curvo sul proprio scranno
come un vecchio corvo in attesa di un corpo fresco da beccare, si
sentiva bruciare come un giovane ventenne di fronte alla prospettiva
delle cosce vellutate di quella splendida e artificiale meretrice,
della quale aveva ascoltato le lodi grazie agli ambasciatori che
quotidianamente gli riferivano gli ultimi avvenimenti del suo vasto e
desertico regno.
Gyk era entusiasta, ma
provava anche un'incontenibile paura. Temeva che una cosa così bella
non sarebbe mai potuta sopravvivere nel regime venefico e arido di
Karid. Era quasi certo che il Tiranno l'avrebbe ghermita e segregata
nel palazzo per il suo personale godimento, togliendola per sempre
agli occhi degli altri, poveri, meschini mortali. Gyk ripensò a
Sknoll e alla sua promessa. Pur avendo da poco compiuto sedici anni,
ricordava ancora il putiferio suscitato dalla sua fuga e il messaggio
che l'evaso aveva lanciato con una freccia sulla porta colossale del
palazzo:“Tornerò e reclamerò la tua testa, Karid. Per la
libertà e il popolo di Naarit”. Eppure,
da quel lontano giorno di dieci anni prima, il fuorilegge non si era
più fatto vivo. E dopo le severe norme di sicurezza e il
raddoppiamento del servizio di guardia, la speranza che il fuorilegge
riuscisse nel suo intento di trucidare il despota era naufragata e
languiva nel cuore degli abitanti. Ma la notizia che le porte della
città sarebbero state nuovamente aperte, aveva riacceso gli animi
come una fiamma liberata dal bicchiere che stava soffocando la sua
luce. Forse Sknoll stava solo attendendo un'occasione come questa per
intrufolarsi in città, sostenevano alcuni. Altri però, i più
disillusi, erano certi che il fuorilegge si fosse dimenticato della
promessa e stesse trascorrendo la sua esistenza in un infimo bordello
di qualche regno settentrionale.
Con questi pensieri Gyk
raggiunse la piazza principale, che sorgeva poco distante da quella
del mercato, dove venne accolto dalle grida della folla che si era
radunata in attesa che giungessero notizie certe sull'ora in cui il
circo si sarebbe profilato all'orizzonte.
Ma chi poteva dire con
certezza quando sarebbe arrivato il carrozzone a vapore del Circo?
“Alle sette di sera”
gridavano alcuni.
“No alle tre del
pomeriggio!” ululavano altri.
“Idioti, lo sanno tutti
che si faranno vivi già dalle nove della mattina!” rispondevano
altri.
E si scatenavano risse e
litigi ad ogni angolo della città, pestaggi furibondi che si
acquietavano solo quando i lottatori scorgevano in lontananza i pennacchi color cremisi dei soldati di Karid, venuti a ristabilire
l'ordine a suon di randello.
Ma così come tutte le
cose belle sono impossibili da prevedere, il Circo giunse quando meno
gli abitanti se lo aspettavano. Arrivò durante l’ora del pranzo,
quando il sole era rovente e gli uomini si sentivano come montoni
infilzati sullo spiedo e fatti girare sopra un grande falò. Dai
merli delle mura ciclopiche e color dell'arenaria, le sentinelle
videro una nube di polvere alzarsi da nord, come se un furibondo
gigante si fosse messo a pestare i piedi nel tentativo di spiaccicare
un elefante che aveva avuto l’ardire di abbeverarsi al suo stagno
privato. Era la carovana, che si avvicinava alla città strisciando e sollevando la sabbia in mille mulinelli.
Ma nessuno guardò il
carrozzone, le sue ciminiere fumanti, i suoi pistoni e le sue ruote
cingolate che ruggivano come fiere della savana e rilucevano al sole.
Perché in quello stesso momento giunse trafelato il pingue Leorid,
l'eunuco che lavorava all'interno del palazzo e che era l'unico
tramite tra il popolo e gli intrighi della corte. Arrivò ansimando e
piangendo.
“Che gli dei siano
dannati. – gridò – Karid ha fatto perquisire il circo a dieci
leghe da qui e ha trovato Sknoll. Si era mescolato tra gli artisti,
ma i soldati l'hanno riconosciuto. Lo decapiteranno stasera, prima
dell'inizio dello spettacolo!”
E tutto il popolo guaì e
si disperò, perché la speranza era morta una seconda volta.
domenica 19 maggio 2013
Il Circo dei Meccanici - Prima parte
Come promesso, eccovi un altro racconto. La seconda parte arriverà presto!
Grazie a tutti e fatemi sapere se vi è piaciuto commentando a più non posso!
La città di Naarit era
in subbuglio. E non era colpa della stagione delle piogge che
quell'anno tardava ad arrivare. E neppure del deserto che si
avvicinava inesorabilmente, divorando i campi.
Il motivo di tanta
agitazione era l'annuncio ufficiale che gli araldi del Tiranno
avevano gridato quella mattina ad ogni angolo di piazza: il famoso
Circo dei Meccanici avrebbe fatto sosta proprio a Naarit e si sarebbe
esibito nella Piazza Centrale, di fronte a Karid in persona.
I cittadini non potevano
credere alle proprie orecchie: per motivi di sicurezza, nessuna
compagnia di saltimbanchi aveva più avuto il permesso di esibirsi
dentro le mura della città, da lungo tempo ormai. Era una legge
promulgata per preservare l'incolumità del Tiranno, da quando il
famoso fuorilegge Sknoll era riuscito ad evadere dalle umide prigioni
sotterranee del palazzo, sgusciando dalle bocche fognarie come una
larva fuoriesce dalle orecchie di un cadavere.
L'assassino aveva
promesso che un giorno non molto lontano sarebbe ritornato, avrebbe
decapitato il monarca e avrebbe ridato il governo al popolo, come a
Naarit era sempre stato da quando si poteva ricordare.
Da quel giorno la città
era stata completamente chiusa ai visitatori esterni e la vita dei
cittadini era stata resa ancora più dura dall'introduzione di un
coprifuoco ancora più austero del precedente.
La paura di Karid era più
che motivata, vista l'inaudita ferocia di Sknoll e il suo
inarrestabile senso di giustizia. Ma Sknoll era particolarmente
pericoloso perché poteva contare sull'appoggio delle Colombe,
un manipolo di reietti che avevano conquistato la Sacra Foresta e ora
la difendevano dai ripetuti assalti dell'esercito di Karid. Quel
labirinto di alberi era diventato in poco tempo un rifugio per
chiunque volesse sfuggire al regime di Karid e desiderasse aiutare in
qualsiasi modo le Colombe nel loro progetto di riconquista del Regno.
Non bisognava lasciarsi ingannare dal nome poco spaventoso dei
fuorilegge. Le Colombe erano infatti guerrieri a dir poco impetuosi:
in più di tre anni di guerra, il Tiranno non era riuscito a
conquistare un solo ettaro delle foresta, nemmeno la più misera
collinetta o il più esile fiumiciattolo e ciò lo angustiava
terribilmente. Aveva fatto saltare più di una testa tra i suoi
generali, ma questo non gli era stato, stranamente, di alcun aiuto. E
il timore che prima o poi Sknoll sarebbe sbucato dall'ombra delle
colonne della Sala del Trono per tagliargli la gola, era diventata
per Karid un'ossessione, tanto che il Tiranno non presenziava alle
occasioni pubbliche da diverso tempo e gli unici elementi che
potevano indicare, a dispetto di quello che si auguravano i sudditi,
che lui fosse vivo e vegeto, erano le luci accese della sua stanza e
le tasse che non dimenticava mai di esigere al primo giorno di ogni
mese.
Per questo la notizia
dello spettacolo lasciò tutti di stucco, tanto da zittire le comari
più loquaci e trasformare la Piazza del Mercato in un cimitero
silenzioso. Alcuni però non si stupirono affatto. Del resto il Circo
dei Meccanici era il fenomeno più chiacchierato del momento ed era
ovvio che prima o poi la notizia della sua esistenza sarebbe giunta
alle orecchie del Tiranno, asserragliato da mesi nel suo palazzo di
bronzo, vetro e roccia. Karid era affascinato da tutto ciò che
concerneva il metallo, la scienza e i meccanismi. E il Circo dei
Meccanici sembrava per lui un sogno divenuto realtà.
Il Circo era formato da
un gruppo eterogeneo di artisti provenienti da tutti i luoghi della
terra, anche da quelli più lontani e sconosciuti ai più. C'erano
ingoiatori di spade e mangiatori di fuoco, equilibristi capaci di
volteggiare sopra esili corde fatte con budella di tori,
prestigiatori che si smaterializzavano in uno cortina di fumo blu,
cartomanti che leggevano i tarocchi e sapevano predire il futuro in
cambio di una moneta d'argento. Ma la spina dorsale dello spettacolo
erano gli inventori con le loro incredibili meraviglie scientifiche.
Essi sapevano produrre liquidi in grado di solidificarsi in pochi
secondi e passare allo stato liquido e a quello gassoso in un battito
di ciglia. E i Dieci Saggi, i più anziani e rispettati fra loro,
forgiavano complessi ingranaggi, piccoli come uova di mosca, con i
quali costruivano macchine capaci di togliere il fiato anche all'uomo
più miscredente e avverso alla modernità. Uno dei loro capolavori,
l'Orchestra Meccanica, (uno strumento in grado di suonare da solo
complesse melodie per strumenti a fiato, a corde e a percussione)
aveva eseguito sinfonie nelle più ricce corti del mondo. Si diceva
che quel trabiccolo avesse strappato un sorriso persino all'arcigno
duca di Beltoria, espressione che, come tutti già sapranno, era
stata bandita dal suo regno pena l'impiccagione. E così Beltoria
aveva perso il proprio duca, in favore della più garbata figlia,
Lady Mankyse.
Non c'era posto sulla
terra dove il nome dello spettacolo non fosse conosciuto e amato e
ciò era possibile non soltanto perché Il Circo dei Meccanici sapeva
strappare un sorriso sia ai grandi che ai piccini, ma anche perché
dietro quella sarabanda variopinta di artisti si nascondeva la dorata
prospettiva del futuro, e infatti la compagnia viaggiava su
carrozzone munito di gambe d'acciaio, animate dal fiato sulfureo
delle braci.
Eppure tutte quelle
attrazioni non erano niente in confronto alla vera perla del Circo.
Lei.
L'unica.
Il miracolo della
scienza.
La creazione più
grandiosa che l'uomo fosse mai riuscito a pensare e realizzare con il
solo ausilio della mente e della tecnica: La ballerina meccanica.
Era la fanciulla più
bella che avesse mai calpestato il suolo del mondo e aveva la pelle
d'ottone e gli occhi di vetro color cobalto come le profondità
abissali dell'oceano. Il suo viso era modellato sulle fattezze della
sensuale principessa di Naduna e il suo corpo era ispirato a quello
di Lady Varidia del regno di Aduk. I suoi capelli era fili d'oro e le
unghie delle mani conchiglie di madreperla.
Era una danzatrice
eccezionale e con le leggiadre movenze del corpo, aveva fatto
innamorare tutti i rampolli reali, dai deserti neri del misterioso
sud fino alle steppe ghiacciate che circondano la torri trasparenti
di Opalia.
Ed era proprio lei che
Karid desiderava vedere e possedere. Anche a costo di rischiare la
vita ed esporre il collo alla fredda lama del coltello di Sknoll.
giovedì 2 maggio 2013
Studio in corso!
Scusate se nell'ultimo mese non sono più riuscito a postare niente di interessante, ma gli esami dell'ultima sessione del secondo anno di Ca' Foscari si fanno sempre più vicini e la mia voglia di studiare sempre più sottile. Quando tutto sarà finito aggiornerò al più presto il blog! A presto.
Alvise Brugnolo
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